Scavare buche nelle montagne per uscire dalla crisi. Di Keynes, CGIL e #notav

L’ economista britannico John Maynard Keynes diceva che, in periodo di crisi, lo Stato dovrebbe pagare i disoccupati per scavare una gigantesca buca nel terreno e per poi riempirla. In questo modo i lavoratori avrebbero un salario e potrebbero spendere, si creerebbe dunque un commercio attorno alla buca ed infine l’economia potrebbe risollevarsi.
E dobbiamo ammettere che sarebbe stato difficile prendere più alla lettera questo consiglio di quanto ha saputo fare Susanna Camusso, che in una sua recente dichiarazione ha espresso la simpatia del sindacato rispetto il progetto TAV.

«Il Paese ha un disperato bisogno di investimenti, [il TAV] è utile per l’occupazione ma serve il dialogo. È impensabile fare i lavori per anni con la valle contro»

Oltre a riutilizzare magistralmente la strategia mediatica del si-dialoghiamo-ma-solo-se-alla-fine-si-fa-come-dico-io, la Camusso dimostra di avere una concezione di produzione e di crescita che, ahimè, è ben lungi da quella che speravamo avesse un organo difensore dei diritti dei lavoratori.
Bucare le montagne. Creare occupazione. Chiaro.

Chiaro è a tutti che questo discorso ha del marcio, a partire dalla constatazione che un treno ad alta velocità sia l’ unico progetto capace di portare occupazione in una regione, mentre come suggerisce l’ ormai storico attivista notav Perino in un intervista “le grandi opere occupano un ottavo delle maestranze che si occupano nell’industria e edilizia civile: quando noi diciamo no alle grandi opere inutili e sì alle piccole opere utili, come la messa in sicurezza degli edifici pubblici, le scuole, gli ospedali, per non parlare delle energie rinnovabili, c’è un motivo che va oltre la maggiore utilità sociale: anche l’occupazione sarebbe otto volte superiore a quella creata dalle grandi opere inutili”.
Non è infatti difficile inventarsi una qualche maniera “sana” per creare posti di lavoro, anche alla luce di finanziamenti europei per le fonti alternative di energia, per la bioedilizia, per la riconversione industriale e per la risistemazione idrogeologica dei territori; tuttavia questo non è l’ unico bug nel ragionamento camussiano, perchè in esso si nasconde una fallacia ben nota e diffusa della nostra era.

Già in questa sede, quasi un anno fa, discutemmo dell’ inefficacia di certi parametri, quali il Prodotto Interno Lordo, per dimostrare lo stato di benessere di un Paese, e così come allora anche qui ci scontriamo con un interpretazione del Mondo che non sa distinguere il reale dal fittizio, confonde cifre e numeri con fatti reali quali ambiente, cultura e salute.
Cosa significa “occupazione”, se essere occupati significa svolgere una qualsiasi attività che abbia un qualsiasi scopo a patto che questa avvenga con circolo di denaro?
Cosa significa “produzione”, se per produrre intendiamo anche la costruzione di armi, la demolizione di edifici inutili e la devastazione di una valle?
Cosa significa “progresso”, se progredire significa chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie sociali in nome di un sistema artificioso nel quale l’ unico scopo è far tornare un conto alla fine dell’ anno per potersi così considerare ancora tra i partecipanti di una sorta di mastodontico e inquietante Monopoli globale?
Domande che forse suscitano stupore, sdegno, impiccio, ma che se non ce le facciamo subito rischiamo presto di trarre conclusioni affrettate pari a quelle di un sindacato del quale dobbiamo solo accettare a malincuore la fuoriuscita dalla nostra ideologia e di conseguenza dal percorso collettivo delle lotte.
Sapere che ogni scelta politica ha conseguenze reali è fondamentale, così come è fondamentale ricordarci ogni tanto qual’è e dov’è il nostro obiettivo: se ciò che chiediamo è davvero una collettività proprietaria di sapere, dignità e diritti allora è forse meglio rivalutare la nostra conversione al credo del dio Progresso; in caso contrario, invece, faremmo meglio a traforare al più presto la catena alpina, con o senza Tav, soltanto per poter diffondere un pò nell’ aria sufficienti quantità di amianto e uranio da causare in tutto il Piemonte un ondata di tumori e problemi respiratori: dopo sì che se ne creano di posti di lavoro nella Sanità!

2 thoughts on “Scavare buche nelle montagne per uscire dalla crisi. Di Keynes, CGIL e #notav

  1. dal programma del Piraten Partei tedesco:

    “[Finché il presupposto sia che] un reddito si può ottenere solo attraverso il lavoro, allora per la tutela della dignità di tutte le persone deve regnare piena occupazione. A causa di questo presupposto, la piena occupazione finisce per essere uno scopo primario della politica economica e viene perseguita in due modi: con incentivi alla congiuntura econo…mica [...] o con la creazione di posti di lavoro statali il cui scopo è più che altro la sussistenza [del lavoratore]. Questi metodi sono entrambi allungatoie che bruciano ingenti masse di fondi pubblici. Ma quando si impiegano fondi pubblici, bisogna farlo in maniera il più possibile orientata al raggiungimento degli obiettivi. Poiché lo scopo è un reddito per la sussistenza di ciascuno, questo reddito dovrebbe essere erogato direttamente. Solo così si assicura dignità a tutti nessuno escluso. Così come oggi l’ordine pubblico, la rete stradale e ampi settori della istruzione vengono erogati dallo Stato senza chiedere direttamente nulla in cambio, anche la sussistenza deve diventare parte integrante di questo sistema. Noi pirati siamo convinti che la stragrande maggioranza delle persone utilizzerà una tale sussistenza garantita per attivare il proprio potenziale economico e sociale. Una esistenza sicura crea spazio per istruzione e ricerca in autodeterminazione, nonché innovazione economica. Facilita e rende possibile solidarietà e volontariato come la cura di parenti, accudire bambini, giornalismo indipendente, attività politica o la creazione di arte o software libero. L’intera società trarrebbe beneficio [da una tale infrastruttura]. La Piratenpartei si impegna per soluzioni che senza condizioni e a livello individuale garantiscano esistenza sicura e partecipazione sociale, e che creino e mantengano libertà da bisogni economici.”
    http://www.piratenpartei.de/politik/gesellschaftliche-teilhabe/arbeit-und-soziales/

    il futuro è il reddito di base incondizionato:
    http://www.youtube.com/watch?v=ExRs75isitw
    (sottotitoli da attivare)

  2. Post sostanzialmente corretto. Un discorso simile l’ho sentito fare anche da parte dei liberali in cui si parlava del Tatcher-test per il TAV: il TAV serve o non serve? Se qualche investitore privato volesse investire del suo capitale per fare il TAV e poi prenderlo in gestione, allora potrebbe servire, ma siccome nessun investitore privato vuole metterci del suo, ma siccome gli industriali lo vogliono fatto con i soldi pubblici per avere le commesse… be’ la Tatcher non ci cascherebbe!
    Al di là delle differenze ideologiche, il buon senso è sempre lo stesso ed ai nostri politici manca!