Gli “Uroboro” del capitalismo: gli esempi di McDonald’s ed Ecosia

L’ Uroboro, detto anche Oroboro o Uroboros, è un antico simbolo utilizzato nell’ alchimia e nell’ ermetismo, raffigurante un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente in uno strano anello, formando così un cerchio.
L’ Uroboro rappresenta la natura ciclica delle cose, l’ eterno ritorno della vita e della morte, e tutto ciò che trova il proprio inizio dopo aver raggiunto la propria (apparente) fine.

E’ vagabondando per il sconfinato mondo del web (e su segnalazione di un amica ecologista) che pochi giorni fa mi sono imbattuto in Ecosia, il motore di ricerca che si autodefinisce “ecologico”. Continue reading

“Pianeta Hacker”: lavoro, proprietà e saperi nell’ etica del Cyberspazio

Forse non tutti siamo consapevoli dello straordinario mutamento che ha portato nella società quell’ invenzione che è il Web.
Per quanto si siano impegnati tanti scrittori di fantascienza nel prevedere viaggi nel tempo entro cento anni o mutamenti genetici avvenire in millenni, nessuno è mai arrivato ad ipotizzare la creazione di un intero mondo alternativo nel giro di cinquant’ anni.
Su Internet possiamo acquistare, vendere, leggere, pubblicare scritti, divulgare notizie, fare “conoscenze”: ormai la rete permette di svolgere quasi ogni attività che si potrebbe svolgere nel mondo reale, seppur con metodi e regole differenti; e in un contesto simile, tanto vicino alla realtà, è inevitabile che si riproducano anche le dinamiche sociali a cui siamo sempre stati abituati.
Ogni volta che veniamo bombardati da sponsor invasivi o ci troviamo a stipulare lunghi contratti di venti pagine con un semplice click capiamo che la macchina dell’ economia riappare sotto nuove vesti, truccata da innovazione, per riproporre in realtà le stesse logiche invasive che silenziosamente minano il libero utilizzo di ogni mezzo di informazione: ben note sono le criticità rivolte contro gli universi Microsoft e Apple, che hanno monopolizzato il mercato software e hardware imponendo la propria produzione anche grazie alla volontaria incompatibilità dei prodotti con quelli derivanti dal software libero. Continue reading

Boicottaggio in Bolivia: McDonald’s chiude i battenti

Viene dal Sudamerica la notizia che fa tremare le gambe al colosso del fast food: in Bolivia, dopo 14 anni, McDonald’s chiude.
A causa della scarsissima affluenza che risentiva in questi ultimi tempi, anche gli otto ristoranti che erano aperti nelle grandi città di La Paz, Cochabamba e Santa Cruz hanno chiuso i battenti.
A nulla sono servite le massive campagne pubblicitarie contro il rifiuto da parte del popolo boliviano ad acquistare ancora prodotti alimentari nocivi per la salute e per la società.

Tante sono le accuse rivolte alla famosa multinazionale, a partire dai problemi salutari causati dall’ uso di grassi insaturi nelle fritture, per i quali la Corte Suprema della California ha condannato McDonald’s a pagare una multa di 8.5 milioni di dollari. Continue reading

Dittature ecologiche e ristoranti insurrezionalisti

Pochi giorni fa si discuteva tra amici sull’ insondabile tema della distribuzione di ricchezza sul pianeta.
Dopo esserci ricordati delle cifre che esprimono come l’ 1% della popolazione mondiale possieda il 40% della ricchezza mentre metà globo deve accontentarsi dell’ 1%, la questione ha portato a chiederci in che misura uno stile di vita da occidentale comune (quale il nostro) si possa considerare oppresso o oppressore, facendo così ricadere la questione ad una piatta gara al più povero.

La maggior parte di noi non ha ville lussuose in Sardegna nè controlla pozzi petroliferi in Oriente, ma d’ altro canto noi stessi abbiamo a disposizione mezzi tecnologici e cellulari di ultima generazione mentre esiste tutt’ ora chi non dispone del pane quotidiano.
Tuttavia, ipotizzando anche di assumere in massa un atteggiamento critico solo e soltanto verso le scelte di supermercato osserveremmo probabilmente al fallimento della Sony e al costante peggioramento delle condizioni dei lavoratori nei campi di banane dell’ America Latina.
L’ apparente mancanza di soluzione, a mio avviso, sta proprio nel fallimentare tentativo di spiegare ogni dinamica economica riducendo l’ analisi al consumatore, che è certo l’ ultimo anello ma di una catena composta da meccanismi talmente complessi da non poter essere influenzati dalla sola scelta di acquisto individuale.
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Coca Cola: la bevanda che uccide per davvero

Si sa, le bevande industriali, quelle che compriamo tutti i giorni a tonnellate e che arrivano direttamente dall’ America fino ai nostri party hanno sempre fatto male, vuoi per le calorie o per i famosi “ingredienti segreti”.
Tuttavia non è di ciò che parleremo in questa sede, così come non parleremo dei danni alle falde acquifere che la famosa Coca Cola Company ha provocato ai pozzi di acqua potabile nei villaggi nel Sud dell’ India; perchè questa bevanda, così fresca e invitante, ha qualcosa di molto più grande da nascondere.

Da più di vent anni in Colombia l’ intesa tra il governo di Álvaro Uribe Vélez e le organizzazioni paramilitari legate al traffico di stupefacenti ha contribuito a creare un vero clima di guerra civile, che si abbatte in modo spietato sui cittadini, i lavoratori e le famiglie.
In questo scenario di terrore la multinazionale nordamericana pratica politiche di sfruttamento sugli operai negli stabili di imbottigliamento qua situati, attuando misure di repressione verso le organizzazioni sindacali culminate più di una volta in spietati omicidi.
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