Boicottaggio in Bolivia: McDonald’s chiude i battenti

Viene dal Sudamerica la notizia che fa tremare le gambe al colosso del fast food: in Bolivia, dopo 14 anni, McDonald’s chiude.
A causa della scarsissima affluenza che risentiva in questi ultimi tempi, anche gli otto ristoranti che erano aperti nelle grandi città di La Paz, Cochabamba e Santa Cruz hanno chiuso i battenti.
A nulla sono servite le massive campagne pubblicitarie contro il rifiuto da parte del popolo boliviano ad acquistare ancora prodotti alimentari nocivi per la salute e per la società.

Tante sono le accuse rivolte alla famosa multinazionale, a partire dai problemi salutari causati dall’ uso di grassi insaturi nelle fritture, per i quali la Corte Suprema della California ha condannato McDonald’s a pagare una multa di 8.5 milioni di dollari. Continue reading

Dittature ecologiche e ristoranti insurrezionalisti

Pochi giorni fa si discuteva tra amici sull’ insondabile tema della distribuzione di ricchezza sul pianeta.
Dopo esserci ricordati delle cifre che esprimono come l’ 1% della popolazione mondiale possieda il 40% della ricchezza mentre metà globo deve accontentarsi dell’ 1%, la questione ha portato a chiederci in che misura uno stile di vita da occidentale comune (quale il nostro) si possa considerare oppresso o oppressore, facendo così ricadere la questione ad una piatta gara al più povero.

La maggior parte di noi non ha ville lussuose in Sardegna nè controlla pozzi petroliferi in Oriente, ma d’ altro canto noi stessi abbiamo a disposizione mezzi tecnologici e cellulari di ultima generazione mentre esiste tutt’ ora chi non dispone del pane quotidiano.
Tuttavia, ipotizzando anche di assumere in massa un atteggiamento critico solo e soltanto verso le scelte di supermercato osserveremmo probabilmente al fallimento della Sony e al costante peggioramento delle condizioni dei lavoratori nei campi di banane dell’ America Latina.
L’ apparente mancanza di soluzione, a mio avviso, sta proprio nel fallimentare tentativo di spiegare ogni dinamica economica riducendo l’ analisi al consumatore, che è certo l’ ultimo anello ma di una catena composta da meccanismi talmente complessi da non poter essere influenzati dalla sola scelta di acquisto individuale.
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Africa, culla del nucleare

Dopo le tante argomentazioni contro il nucleare sentite e straripetute in questi giorni, perchè mai doverne scrivere un altra?
Forse perchè ci siamo troppo abituati a vedere il lato negativo delle cose solo in vista di pericoli prossimi venturi, e a valutare una nuova scelta da intraprendere esclusivamente alla luce di quel sentimento che da sempre l’ Uomo usa per sottomettere i suoi simili: la paura.
Ciò di cui discuteremo in questa sede, invece, non ha niente a che fare con le possibili esplosioni atomiche di centrali mal costruite o strane malattie tumorali dovute a scorie radioattive abbandonate nelle fogne, perchè un’ argomentazione valida che possiamo avere contro questo tipo di energia (e non solo) risiede in quello che già, in un angolo remoto del pianeta, è accaduto, e purtroppo sta ancora accadendo.
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Coca Cola: la bevanda che uccide per davvero

Si sa, le bevande industriali, quelle che compriamo tutti i giorni a tonnellate e che arrivano direttamente dall’ America fino ai nostri party hanno sempre fatto male, vuoi per le calorie o per i famosi “ingredienti segreti”.
Tuttavia non è di ciò che parleremo in questa sede, così come non parleremo dei danni alle falde acquifere che la famosa Coca Cola Company ha provocato ai pozzi di acqua potabile nei villaggi nel Sud dell’ India; perchè questa bevanda, così fresca e invitante, ha qualcosa di molto più grande da nascondere.

Da più di vent anni in Colombia l’ intesa tra il governo di Álvaro Uribe Vélez e le organizzazioni paramilitari legate al traffico di stupefacenti ha contribuito a creare un vero clima di guerra civile, che si abbatte in modo spietato sui cittadini, i lavoratori e le famiglie.
In questo scenario di terrore la multinazionale nordamericana pratica politiche di sfruttamento sugli operai negli stabili di imbottigliamento qua situati, attuando misure di repressione verso le organizzazioni sindacali culminate più di una volta in spietati omicidi.
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